Nel cuore della ricerca progettuale contemporanea, Dahlia Studio firma il proprio spazio di lavoro con un gesto radicale e poetico: The Black Lodge, un flagship office che diventa manifesto della filosofia dello studio stesso.
Lo spazio si configura come un luogo raccolto, mistico e senza tempo, dove l’architettura non è solo esercizio tecnico ma diventa rito, esperienza, condensazione di idee e passioni.
Qui i progetti non si limitano a nascere: si forgiano, si plasmano, si affinano in un ambiente che restituisce al nero la sua dignità di colore totale, inclusivo e generoso, le visioni si esaltano nella materia cromatica del “Nero Dahlia”.
Qui non si celebra il design come prodotto di consumo, ma come esperienza culturale e relazionale, un terreno di confronto tra chi non si lascia imbrigliare dalle convenzioni.
Lo spazio oscuro e avvolgente invita alla concentrazione e al dialogo, alla ricerca di un senso che non si esaurisce nella forma ma si radica nella sostanza.
La cifra stilistica del progetto si fonda sul concetto di deep drenching, ovvero l’uso massivo e avvolgente del “Nero Dahlia”, un grigio/bruno scuro che permea pareti, arredi e superfici, creato appositamente per l’occasione.
Non un semplice colore, ma un vero e proprio campo percettivo che ingloba e comprime le cromie, restituendo al “nero” la sua dignità di “re dei colori”.
Il “Nero Dahlia” diventa così il medium attraverso cui lo spazio si trasforma in un contenitore di passioni architettoniche, un luogo che accoglie e amplifica la creatività.
In un ambiente dominato dall’oscurità, la luce non è mai neutra: è teatrale, indiretta, calibrata. Proiettori e tagli luminosi costruiscono scenari teatrali, illuminando plastici architettonici che diventano parte integrante del racconto. La luce non si limita a rendere visibile: scolpisce, rivela, nasconde.
Così, ogni progetto esposto nello studio si trasforma in rappresentazione, in frammento di un dialogo più ampio tra architettura e cultura. La luce, diventa strumento di confronto, un invito a guardare oltre la superficie.
La distribuzione interna si articola attraverso setti vetrati, che dividono gli spazi solo a livello spaziale e non visivo, favorendo una percezione fluida e continua.
Le librerie invisibili, integrate ai muri perimetrali e celate da pareti scorrevoli, dissolvono la presenza dell’archivio, rendendolo parte della struttura stessa. La conoscenza non invade lo spazio, ma vi si fonde, contribuendo alla sua essenzialità.
The Black Lodge non è uno studio nel senso convenzionale, ma un laboratorio di idee.
La sua oscurità non è negazione, ma condensazione; non è assenza, ma totalità.
In questo spazio, i colori si comprimono e si dissolvono, generando un’atmosfera che invita alla concentrazione, alla riflessione e alla creazione.
Un luogo che si sottrae al tempo e alle mode, per diventare simbolo di un pensiero progettuale che si nutre di intensità e profondità.
The Black Lodge è più di un semplice flagship office, è un manifesto architettonico, un’esperienza sensoriale che ribalta le convenzioni cromatiche e spaziali, trasformando il nero in materia viva e generosa, capace di accogliere e valorizzare la luce, le idee e le passioni di chi lo abita.