Nella laguna di Venezia, l’isola di Sacca San Mattia, prodotto artificiale dell’accumulo dei residui delle lavorazioni vetrarie di Murano, rappresenta un tipico esempio di “Terzo Paesaggio”. La sottrazione della componente antropica dal complesso intreccio di legami tra componenti biotiche e abiotiche costituenti l’ecosistema lagunare consente una riflessione circa la visione consolidata che dimentica la natura primaria dell’uomo quale elemento di una complessa ed estesa rete di relazioni in mutevole equilibrio. Tale operazione si carica di una valenza insieme simbolica e provocatoria. La provocazione risiede nella sovversione della diffusa cognizione di insostenibilità mentale di qualsivoglia evoluzione ambientale che prescinda la presenza umana, risultato di una progressiva elevazione dell’uomo al ruolo di animale creatore, e dunque esterno alle dinamiche naturali. Lo scenario proposto attua un processo di abbandono cosciente, ovvero una modalità di interazione col territorio in cui il valore economico è sostituito dal valore ambientale. Al progressivo spopolamento ed abbandono della componente umana, segue l’insediamento di essenze pioniere ed instabili, capaci di adattarsi alle caratteristiche chimico-fisiche dell’ambiente e l’instaurazione di una nuova dinamica biologica. In un secondo momento la comparsa di specie stabili a dinamica lenta e la loro proliferazione determina legami di interdipendenza reciproca, con formazione di catene alimentari complesse. La trasformazione in questione potrà essere materia di osservazione e studio da parte di una nascente community di ricercatori che potranno divulgare e confrontare le proprio ricerche attraverso un progetto collaborativo che utilizzi un software universalmente accessibile.